Certezze Irrazionali Mostra d’arte

Arte

Via Acquacalda 29, Lugo , Ravenna, Italia, 48022, Italia
01/02/2026 - 01/03/2026

Comunicato Stampa

Mostra di Pittura
CERTEZZE IRRAZIONALI
di Lorenzo Nardi
A cura di Marco Genzanella
e Marco Vallicelli Storico dell’Arte

Palazzo del Commercio, LUGO (RA)
Sale Lino Longhi- Via Acquacalda, 29
1 febbraio – 1 marzo 2026
Inaugurazione: domenica 1febbraio 2026, ore 17.00

ASCOM Lugo e ASCOM Arte presentano Certezze Irrazionali, mostra personale di Lorenzo Nardi, a cura di Marco Genzanella e con la partecipazione di Marco Vallicelli Storico dell’arte, ospitata nelle Sale Lino Longhi del Palazzo del Commercio di Lugo.

Il progetto espositivo nasce dalla serie di Alluvioni, sviluppata dall’artista a partire dagli eventi che hanno colpito l’Emilia-Romagna il 2, il 17 maggio 2023 e il 19 settembre 2024. Nardi traduce quei fatti in un corpus do opere materiche di matrice informale, dove la superficie diventa luogo di sedimentazione fisica ed emotiva.

La materia assume il ruolo di testimone attivo, emerge dal testo critico di Marco Genzanella.
Si presenta come spazio di incontro tra forze che agiscono e coscienze che osservano, indagano, interpretano. Come accade nella scienza, anche nell’arte il fenomeno genera un emissario e un ricevente. In questo dialogo, le opere di Nardi raccolgono tracce, cretti, accumoli, restituendo l’impronta di un evento cataclismatico che agisce su più piani: naturale, storico, interiore.

La stratificazione materica diventa metafora della vulnerabilità umana di fronte alle energie planetarie e al tempo– scrive Marco Genzanella– L’artista si pone come osservatore consapevole, quasi un registratore di processi già avvenuti, capace di fissare il movimento in immagini scultoree che si ripetono in modo seriale, programmatico, industriale. La riproducibilità del fenomeno rimanda alla dimensione contemporanea della fruizione, simile ad uno scorrimento continuo di immagini, dove tragedie e ammonimenti convivono in uno spazio sospeso.

Il silenzio che attraversa le opere riflette una coscienza collettiva chiamata a proseguire, mentre i segnali si accumulano. L’immagine mantiene la propria forza evocativa, anche quando il significato si assottiglia e il significante resta solo, carico di una tensione muta.

Nel suo lavoro, Lorenzo Nardi, dialoga con la lezione dell’arte informale e cita con eleganza Alberto Burri, creando un ponte tra memoria e presente. La materia, attraversata da una consapevolezza contemporanea, diventa strumento critico e poetico, capace di restituire densità a ciò che rischia di dissolversi nel rumore costante del presente.

Certezze irrazionali propone un esperienza visiva eintensa e stratificata, dove l’opera invita a una presa d’atto profonda del rapporto tra essere umano, natura e tempo.

In questo periodo la ricerca artistica di Nardi – scrive lo storico dell’arte Marco Vallicelli– lo hanno portato a togliere talmente tanto che non c’è rimasto altro che la fragilità delle crepe. La sua arte conserva, sigilla rende visibile e interroga su cosa resta dopo un alluvione, quale terra, quale suolo, quale sicurezza. Lorenzo da forma alle proprie convinzioni pittoriche nell’isolamento di un campo perduto nel paesaggio, dove il tempo dell’ inattività diventa per una mente luminosa “tempo dell’invenzione” del disegno del proprio destino personale. Molte religioni, cosmologie e teologie hanno avuto origine in luoghi di privazione, in paesaggi inospitali, apparentemente ostili all'essere umano, contrassegnati dall'assenza del rumore della civiltà. Quel silenzio sarà il principio scatenante e la materia dell’intero fare artistico di Nardi. Le crepe, le fenditure, le spaccature –quasi novello Burri-, non sono altro che questo: disseccate, disidratate, alleggerite dell’acqua distruttrice ritiratisi e rese inerti da un sole implacabile che asciuga e toglie elasticità e vigore, quelle fenditure stanno lì, impassibili, a ricordarci che la natura non ha nemmeno misure, proporzioni, scala. È l’umano, perduto nell’incommensurabile, ad attribuirgliele.
Comprendiamo allora quanto possa essere profondo il legame tra l’architettura e l’arte: se ne ha prova ogni volta che l’una e l’altra sono tese alla ricerca di rapporti interni all’opera, noncuranti rispetto al consenso dato ad analogie con le forme del corpo più ovvie e riconoscibili. Nell’arte astratta si insinua tanto lo slancio verso una verità spirituale, assoluta e immobile, quanto il pericolo di un’arte elitaria, incapace di parlare al popolo, alle sue tragedie quotidiane, ai suoi melodrammi.

Lorenzo Nardi si muove su una linea di confine controversa, schivo, circondato da un silenzio necessario al farsi delle proprie immagini, artista-individuo; autore di processi di disfacimento delle cose e allo stesso tempo conservatore, aggrappato ai confini del quadro, ai bordi dell’opera, così indispensabili a sottrarla all’oblio, a renderla riconoscibile nello sfacelo generale del mondo. I temi attorno a cui insiste l’esplorazione del nostro artista oscillano continuamente tra conservazione e divenire, tra eternità ed effimero. Il nostro pittore dichiara che è vero che l’arte è eterna, ma è pur sempre legata alla materia, anche quando desidereremmo che essa ne sia svincolata, e che attraverso lo spazio, possa durare un millennio, anche se nella durata di uno sguardo.

L’alluvione suggerisce all’artista che le pietre cadute in rovina possono diventare la materia dell’opera, possono vivere nell’arte: così come un sudario, come un candido sepolcro, si adagia sui resti di un villaggio, trasfigurandoli e sublimandoli attraverso la forza dell’espressione. Perchè l'acqua, se è arrivata come mezzo di distruggente desolazione, è pur sempre anche elemento di rinascita, fisica e spirituale, come ci testimoniano vari riti religiosi. Lorenzo desidera trascendere la materia, in questo specifico luogo, con il dolore della storia, come ogni artista che intenda varcare i confini dell’esperienza tangibile. Il desiderio sotteso è la sopravvivenza alla caducità, non della materia, ma dello spirito che riposa in essa e che da essa si espande. Non serve essere religiosi per capirlo: lo “spirito” è il pneuma descritto dagli antichi greci, un soffio, un alito di vento, un respiro. Nel portare un silenzio assorto sulle rovine, le suppellettili, gli utensili e i ricordi di un paese distrutto dall’alluvione, trasforma il luogo in una superficie di ascolto, un campo di forze a cui rivolgere, ciascuno, le proprie domande, attraversato da un conflitto interiore tra il voler essere qualche cosa che fosse durevole e memorabile e tra il voler essere “qualcuno” e l’insignificanza di una vita qualunque: un’esistenza comunque importante.

Informazioni
Sede: Palazzo del Commercio, Sale Lino Longhi- Via Acquacalda, 29 Lugo (RA)
Periodo: 1 febbraio- 1 marzo 2026

Orari di apertura:
Martedì e giovedì: ore 15.00 – 18.00
Sabato e Domenica: ore 15.30 – 18.00
Contatti:
Tel: 0545.30111
www.ascomlugo.it
www.ascomarte.it